Pit crater sull’Etna: i crateri che nascono sprofondando

Quando si pensa al cratere di un vulcano, l’immagine che viene in mente è quasi sempre la stessa: un’esplosione che spara cenere e lapilli verso il cielo e scava una conca sulla cima della montagna. Sull’Etna, però, esistono crateri nati esattamente al contrario — non perché qualcosa è stato spinto fuori, ma perché sotto è venuto a mancare il sostegno e il terreno è sprofondato. Sono i pit crater, o crateri da sprofondamento: pozzi dalle pareti verticali che si aprono in silenzio e raccontano ciò che sta accadendo nel condotto, decine di metri più in basso.

Non è un fenomeno raro né lontano. Nei giorni scorsi, durante la fase eruttiva di agosto 2026, un pit crater è tornato a essere ben visibile alla base del Cratere di Nord-Est: una struttura che le nostre guide osservano con attenzione perché è, letteralmente, una finestra aperta sull’interno del vulcano.

In questo articolo vediamo cos’è un pit crater, come e perché si forma, che differenza c’è rispetto a un cratere esplosivo e come riconoscerlo camminando sui sentieri d’alta quota dell’Etna.

Pit crater sull'Etna visto dall'orlo: pozzo profondo dalle pareti verticali, con il cono che degassa sullo sfondo
Il pit crater visto dall’orlo: il pozzo sprofonda nel fianco del cono, senza alcun bordo rialzato attorno all’apertura.

Che cos’è un pit crater

Un pit crater è una depressione circolare o ellittica, dalle pareti ripide e verticali, che si forma sulla superficie di un vulcano. Il nome inglese — letteralmente “cratere-pozzo” — descrive bene la sua forma: un foro netto, spesso a picco, che si apre nel terreno senza costruire nulla attorno a sé.

La differenza rispetto a un cratere vulcanico classico è tutta nell’origine. Un cratere esplosivo si scava dall’interno verso l’esterno, e attorno alla bocca accumula il materiale piroclastico che l’eruzione ha proiettato in aria: ecco perché ha un orlo rialzato. Un pit crater no: nasce da un collasso strutturale, cioè da un cedimento verso il basso. Per questo i suoi bordi restano piatti, allo stesso livello del terreno circostante.

È una distinzione che sembra tecnica, ma cambia completamente il significato di ciò che si sta guardando. Un cratere esplosivo racconta un’eruzione avvenuta; un pit crater racconta un vuoto che si è creato in profondità.

Come e perché si forma un pit crater

La formazione di un cratere da sprofondamento passa attraverso tre fasi.

  1. Svuotamento del sottosuolo. Sotto la superficie del vulcano si crea una cavità. Può succedere quando un tubo di lava si svuota al termine di un’eruzione effusiva, quando una camera magmatica si sgonfia dopo aver eruttato, oppure quando il magma migra lateralmente lungo fenditure e dicchi, abbandonando la porzione di condotto che occupava.
  2. Propagazione delle fratture. Venuto meno il sostegno del magma, la roccia soprastante — il “soffitto” della cavità — si trova a sopportare da sola il proprio peso. La tensione gravitazionale genera fratture verticali che si propagano progressivamente verso l’alto, fino ad avvicinarsi alla superficie.
  3. Crollo gravitazionale. A quel punto la massa di roccia cede e collassa verso il basso, all’interno del vuoto. In superficie resta un foro profondo, con pareti quasi perfettamente verticali e, appunto, senza bordi rialzati.

Il collasso può avvenire tutto in una volta o, più spesso, per cedimenti successivi: il pit si allarga nel tempo, mangiando le proprie pareti, e può cambiare diametro e profondità nell’arco di poche settimane.

Come riconoscere un pit crater sull’Etna

Se stai camminando sui sentieri d’alta quota dell’Etna — o su qualsiasi altro vulcano basaltico, dalle Hawaii alla Réunion — ci sono tre indizi che permettono di distinguere un pit crater a colpo d’occhio.

  • Assenza di orlo rialzato. Non ci sono cumuli di cenere o lapilli attorno alla voragine. Il terreno arriva al bordo e si interrompe di netto.
  • Pareti a picco. Le pareti scendono verticali e sono “nude”: mostrano in sezione gli strati di roccia lavica accumulati dalle eruzioni precedenti, come le pagine di un libro tagliato di lato.
  • Forma regolare. La circonferenza è spesso molto definita, quasi geometrica: l’impressione è quella di un pozzo naturale più che di una bocca eruttiva.
Il bordo di un pit crater sull'Etna: il terreno arriva al ciglio e si interrompe di netto, senza cumuli di cenere o lapilli
L’indizio più immediato: il terreno arriva al ciglio e si interrompe di netto, senza accumuli di piroclastiti. Sotto, la parete scende verticale.

A questi si aggiunge un quarto segnale, più dinamico: molti pit crater dell’Etna degassano con continuità. Dal fondo esce un flusso di gas caldi e pressurizzati che, nelle giornate fredde, rende la struttura visibile a distanza.

Le pareti stratificate di un cratere da sprofondamento sull'Etna, con le colate laviche sovrapposte visibili in sezione
Le pareti verticali espongono in sezione le colate sovrapposte nel tempo: le bande rossastre sono livelli di scorie ossidate dal calore. Una stratigrafia leggibile a occhio nudo.

I pit crater nella storia recente dell’Etna

Sull’Etna i crateri da sprofondamento non sono una curiosità marginale: alcuni hanno cambiato la geografia stessa della sommità.

La Bocca Nuova (1968)

Quella che oggi è una delle quattro bocche sommitali, larga circa 500 metri e profonda almeno 200, nel 1968 era soltanto uno sprofondamento incandescente di una decina di metri aperto sul fianco occidentale del Cratere Centrale. Da lì si è allargata progressivamente fino a raggiungere, già nei primi anni Ottanta, un diametro di alcune centinaia di metri. Un pit crater diventato cratere sommitale a tutti gli effetti.

Il Nuovo Cratere di Sud-Est (dal 2007)

È il caso più spettacolare. Nel 2007 si aprì una depressione da collasso sul basso fianco orientale del Cratere di Sud-Est. Nel novembre 2009 una seconda depressione si formò sul bordo della prima e, nel corso del 2010, i successivi cedimenti le fusero in un unico enorme pit crater. Da quella voragine, a partire dal 2011, una lunghissima serie di parossismi ha costruito un cono alto oltre 200 metri: il Nuovo Cratere di Sud-Est, oggi la struttura più dinamica e spesso il punto più alto dell’intero vulcano.

È la dimostrazione più chiara che un pit crater non è una fase terminale, ma spesso un punto di partenza: il vuoto lasciato dal magma diventa la via lungo cui il magma successivo tornerà a salire.

Il pit della Bocca Nuova (2023)

Nel luglio 2023 un nuovo pit si è aperto in prossimità della porzione meridionale dell’orlo della Bocca Nuova, guadagnandosi il soprannome di “bocca respirante” per il degassamento pulsante che lo caratterizzava. Una struttura piccola rispetto ai casi precedenti, ma seguita con grande attenzione perché segnalava un abbassamento del livello del magma nel condotto.

Perché i pit crater interessano tanto i vulcanologi

Un pit crater è un indicatore. La sua comparsa segnala che, in profondità, qualcosa si è svuotato: il livello del magma nel condotto si è abbassato, oppure una porzione di sistema di alimentazione è stata abbandonata. Il suo allargamento, il suo approfondimento e l’intensità del degassamento che ne esce sono parametri che i ricercatori dell’INGV monitorano insieme al tremore vulcanico e alle deformazioni del suolo.

Per chi cammina sull’Etna, tutto questo si traduce in qualcosa di molto concreto: il pit crater che si osserva oggi alla base del Cratere di Nord-Est non è un elemento fisso del paesaggio. È una struttura giovane, instabile e in evoluzione, che può cambiare forma da una settimana all’altra e i cui bordi possono arretrare senza preavviso. Per questo l’avvicinamento va gestito da chi conosce la morfologia aggiornata della sommità — e per questo, oltre quota 2.920 metri, le norme del Parco dell’Etna prevedono l’accompagnamento obbligatorio di guide vulcanologiche autorizzate.

Vederli dal vivo: cosa cambia in escursione

Osservare da vicino un cratere da sprofondamento cambia il modo in cui si guarda l’intera montagna. Davanti a un cono di scorie si vede il risultato di un’eruzione; davanti a un pit crater si vede l’impronta di un vuoto — la prova che l’Etna, oltre a costruire, si demolisce continuamente dall’interno.

Durante le nostre escursioni ai crateri sommitali e lungo i percorsi d’alta quota, i pit crater sono una delle tappe di lettura più interessanti: pochi metri di parete verticale riassumono decenni di storia eruttiva, e permettono di capire con gli occhi ciò che i bollettini descrivono con i numeri.

Pit crater riconoscibile da lontano come un taglio scuro sul fianco dell'Etna, con i crateri sommitali che degassano sullo sfondo
Anche da lontano un pit crater si riconosce: un taglio scuro e netto sul fianco, senza rilievo attorno. Sullo sfondo, i crateri sommitali che degassano.

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I crateri da sprofondamento sono una delle chiavi migliori per capire come funziona davvero l’Etna, dall’interno. Scopri le escursioni di EtnaHiker e sali in quota accompagnato da guide vulcanologiche autorizzate, che trasformano ogni tappa in un racconto della terra che stai calpestando.

Per inquadrare meglio il contesto, leggi anche il nostro approfondimento sui crateri sommitali dell’Etna e, se vuoi risalire alle origini del vulcano, l’articolo su Acitrezza e i basalti colonnari.

Domande frequenti sui pit crater dell’Etna

Che cos’è un pit crater?

È un cratere da sprofondamento: una depressione circolare dalle pareti verticali che si forma per collasso gravitazionale del terreno, e non per esplosione o accumulo di materiale piroclastico attorno a una bocca eruttiva.

Che differenza c’è tra un pit crater e un cratere vulcanico normale?

Un cratere esplosivo si forma dall’espulsione di materiale e presenta un orlo rialzato di cenere e lapilli. Un pit crater si forma per crollo verso il basso e ha bordi piatti, allo stesso livello del terreno circostante, con pareti a picco.

Come si forma un pit crater?

In tre fasi: si crea una cavità nel sottosuolo (per svuotamento di un tubo di lava, sgonfiamento di una camera magmatica o migrazione laterale del magma), la roccia soprastante si fessura per tensione gravitazionale e infine collassa all’interno del vuoto.

Ci sono pit crater sull’Etna?

Sì, e alcuni hanno avuto un ruolo decisivo. La Bocca Nuova nacque nel 1968 come sprofondamento di pochi metri, e il Nuovo Cratere di Sud-Est si è sviluppato a partire dal grande pit crater formatosi tra il 2007 e il 2010 sul fianco orientale del Cratere di Sud-Est.

Perché i pit crater si trovano soprattutto sui vulcani basaltici?

Perché le lave basaltiche sono fluide e formano facilmente tubi di lava e condotti aperti che, svuotandosi, lasciano cavità nel sottosuolo. Per questo sono frequenti su vulcani come l’Etna, il Kilauea alle Hawaii e il Piton de la Fournaise alla Réunion.

Si possono vedere i pit crater durante un’escursione sull’Etna?

Sì, nella zona sommitale. Trattandosi però di strutture instabili e in continua evoluzione, l’osservazione va fatta con guide vulcanologiche autorizzate: oltre quota 2.920 metri l’accompagnamento è obbligatorio per le norme del Parco dell’Etna.