C’è un punto, salendo lungo i sentieri d’alta quota dell’Etna, in cui il paesaggio cambia natura. La vegetazione scompare, il terreno si fa scuro e sabbioso, l’aria porta con sé l’odore pungente dello zolfo. Davanti si aprono i crateri sommitali: le bocche attive che coronano la cima del vulcano, a oltre 3.300 metri di altitudine. Sono il cuore pulsante dell’Etna, il punto in cui il magma incontra il cielo, e rappresentano lo scenario più spettacolare che un’escursione sul più alto vulcano attivo d’Europa possa offrire.
In questo articolo vediamo quali sono i crateri sommitali, quando si sono formati, a che quota si trovano e come funziona l’attività eruttiva che li rende un ambiente in continua trasformazione.
Quanti sono e quali sono i crateri sommitali dell’Etna
Oggi la sommità dell’Etna è occupata da quattro strutture eruttive principali: il Cratere di Nord-Est, il Cratere di Sud-Est e il Cratere Centrale, che al suo interno racchiude due bocche distinte, la Voragine e la Bocca Nuova. Per questo si parla comunemente dei “quattro crateri sommitali”: Nord-Est, Sud-Est, Voragine e Bocca Nuova.
Non si tratta di formazioni antiche e immutabili. Al contrario, sono nate tutte nell’ultimo secolo e continuano a cambiare forma, quota e attività di anno in anno, plasmate dalle eruzioni che le alimentano.
Cratere di Nord-Est
Nato nel 1911, il Cratere di Nord-Est è stato per molti decenni la vetta più alta del vulcano. La sua storia eruttiva, fatta di potenti fontane di lava e colate, ne ha modellato nel tempo il cono, che ancora oggi domina il settore settentrionale della sommità.
Cratere di Sud-Est
È il più giovane dei quattro: si è formato nel 1971 come piccola bocca sul fianco del Cratere Centrale. Da allora è cresciuto in modo impressionante e, a seguito di intense fasi esplosive ed eruttive — le celebri “fontane di lava” o parossismi — è ripetutamente tornato a contendere al resto della sommità il primato di punto più alto dell’Etna. È il cratere più dinamico e protagonista di gran parte dell’attività degli ultimi anni.
La Voragine
Formatasi nel 1945 all’interno del Cratere Centrale, la Voragine è oggi la struttura che, insieme al Cratere di Sud-Est, contende la quota massima del vulcano: intorno ai 3.400 metri. La quota esatta della cima dell’Etna, del resto, non è un valore fisso: viene periodicamente rimisurata perché eruzioni e crolli la modificano di stagione in stagione.
La Bocca Nuova
Nata nel 1968, la Bocca Nuova si trova anch’essa all’interno del Cratere Centrale, accanto alla Voragine. Si distingue per le sue profonde depressioni e per un intenso degassamento, che ne fa uno dei punti più suggestivi — e mutevoli — dell’intera sommità.
A che quota si trovano: la cima “mobile” dell’Etna
L’Etna è il più alto vulcano attivo dell’Europa continentale. La sua quota sommitale oscilla oggi intorno ai 3.300–3.400 metri, ma è un valore in continua evoluzione: l’accumulo di prodotti eruttivi fa crescere i coni, mentre esplosioni e sprofondamenti li abbassano. Negli ultimi anni il primato di punto più alto è passato più volte dal Cratere di Nord-Est all’area del Cratere Centrale, fino all’attuale ruolo di protagonista del Cratere di Sud-Est.
È un dettaglio che racconta bene la natura dell’Etna: non una montagna “finita”, ma un vulcano che si costruisce e si demolisce da solo, sotto gli occhi di chi lo percorre.
Come si è formato l’Etna (e i suoi crateri)
L’Etna ha una storia eruttiva lunghissima, che va avanti da oltre mezzo milione di anni. Solo negli ultimi centomila anni, però, ha assunto la caratteristica forma conica che oggi lo distingue.
Il meccanismo che alimenta i crateri sommitali è, in fondo, semplice: il magma risale verso la superficie attraverso un condotto centrale aperto, che libera con continuità le fasi gassose. È proprio questo degassamento a generare il caratteristico pennacchio che si osserva quasi sempre sulla cima del vulcano — il “respiro” dell’Etna, visibile a chilometri di distanza.
L’attività eruttiva dell’Etna: tre modi di eruttare
Osservando l’Etna nel tempo, i vulcanologi ne classificano l’attività in tre categorie principali. Comprenderle aiuta a leggere ciò che si vede — e si sente — camminando in quota.
- Attività persistente. È il degassamento continuo dai crateri sommitali, che può evolvere in attività stromboliana di bassa energia: piccole esplosioni ritmiche che lanciano brandelli di lava incandescente. È lo “stato normale” del vulcano, quello che rende l’Etna attivo praticamente sempre.
- Eruzioni terminali e subterminali. Sono le eruzioni laviche e le fontane di lava che avvengono direttamente dai crateri sommitali (terminali) o nelle loro immediate vicinanze (subterminali). Sono gli eventi più scenografici della sommità.
- Eruzioni laterali ed eccentriche. Avvengono da bocche che si aprono lungo le pendici del vulcano, alimentate dal magma che risale lungo il condotto centrale (laterali) oppure attraverso condotti indipendenti da quello centrale (eccentriche).
Se vuoi approfondire i fenomeni esplosivi che accompagnano queste fasi, trovi un quadro dedicato negli articoli del blog di EtnaHiker sui flussi piroclastici e sull’attività stromboliana ai crateri sommitali.
Rift, coni avventizi e “bottoniere”: il vulcano oltre la cima
L’attività dell’Etna non si esaurisce sulla sommità. Le eruzioni laterali ed eccentriche hanno dato origine, nel tempo, a diverse centinaia di coni piroclastici avventizi, concentrati soprattutto lungo tre grandi direttrici di debolezza note come rift vulcanici: il Rift di Sud, il Rift di Ovest e il Rift di Nord-Est.
Quando più coni si accrescono l’uno accanto all’altro lungo la stessa fessura eruttiva, formano le cosiddette “bottoniere”. Le loro dimensioni sono estremamente variabili e possono raggiungere volumi considerevoli — fino a quasi 100 milioni di metri cubi. Dalle bocche eruttive nascono flussi lavici con temperature intorno ai 1.050–1.150 °C, in genere molto fluidi, capaci di spingersi a diversi chilometri di distanza a seconda del tasso di effusione, dell’inclinazione del pendio e delle caratteristiche chimico-fisiche del magma.
Sono proprio le eruzioni laterali ed eccentriche le più temibili per i paesi etnei: tendono ad aprirsi a quote più basse, dove vivono complessivamente quasi un milione di persone distribuite sulle pendici del vulcano. A questo si aggiunge un fenomeno meno noto ma costante: il fianco orientale dell’Etna è lentamente deformato e traslato verso Est e Sud-Est, con tassi medi che a volte superano i 2–4 cm all’anno, lungo faglie attive che attraversano zone densamente abitate.
Salire ai crateri sommitali: quota, accesso e guide autorizzate
Raggiungere i crateri sommitali è un’esperienza che lascia il segno — ma è anche un ambiente d’alta quota che va affrontato nel modo corretto. Alcuni punti fermi:
- La quota. Si supera abbondantemente quota 3.000 m: freddo, vento e forte irraggiamento sono la norma anche in piena estate. Servono abbigliamento a strati, scarponi da trekking e protezione dal sole.
- La guida obbligatoria. Per le norme del Parco dell’Etna, l’accesso alla zona sommitale oltre quota 2.920 metri è consentito soltanto con guide vulcanologiche autorizzate ed esperte. Non è una formalità: la morfologia della sommità cambia con l’attività del vulcano, e solo chi la conosce e ne monitora l’evoluzione può accompagnare gli escursionisti fin lassù.
- L’accesso da Sud e da Nord. Si sale sia dal versante meridionale (Rifugio Sapienza) sia da quello settentrionale (Piano Provenzana): due itinerari, due paesaggi, ma lo stesso obiettivo. Ne parliamo in dettaglio nella nostra guida su come raggiungere i crateri sommitali.
Vivi i crateri sommitali con EtnaHiker
I crateri sommitali sono l’esperienza più intensa che l’Etna sappia regalare: camminare sul bordo di un vulcano attivo, tra il fischio dei gas e la terra che fuma, è qualcosa che si ricorda a lungo. Scopri l’escursione ai crateri sommitali di EtnaHiker e sali in quota accompagnato da guide vulcanologiche autorizzate, che trasformano ogni tappa in un racconto del vulcano.
Domande frequenti sui crateri sommitali dell’Etna
Quanti sono i crateri sommitali dell’Etna?
Sono quattro: il Cratere di Nord-Est, il Cratere di Sud-Est e il Cratere Centrale, che al suo interno racchiude la Voragine e la Bocca Nuova.
Qual è il punto più alto dell’Etna?
La cima dell’Etna si aggira intorno ai 3.300–3.400 metri, ma la quota non è fissa: cambia con le eruzioni. Negli ultimi anni il primato è passato più volte tra il Cratere di Nord-Est, l’area del Cratere Centrale (Voragine) e il Cratere di Sud-Est.
Quando si sono formati i crateri sommitali?
Sono strutture recenti: il Cratere di Nord-Est è nato nel 1911, la Voragine nel 1945, la Bocca Nuova nel 1968 e il Cratere di Sud-Est nel 1971. Continuano a modificarsi ancora oggi.
Si possono visitare i crateri sommitali dell’Etna?
Sì, con un’escursione guidata. Oltre quota 2.920 metri, le norme del Parco dell’Etna prevedono l’accompagnamento obbligatorio di guide vulcanologiche autorizzate ed esperte.
Perché l’Etna ha sempre un pennacchio di fumo sulla cima?
Perché il magma risale lungo un condotto centrale aperto e libera con continuità gas: è il degassamento persistente che genera il caratteristico pennacchio visibile dalla sommità.
Qual è il cratere più attivo dell’Etna?
Negli ultimi anni il Cratere di Sud-Est è il più dinamico: è stato protagonista di numerose fontane di lava (i cosiddetti parossismi) ed è ripetutamente tornato a essere il punto più alto del vulcano.