L’eruzione dell’Etna del 1879, in un’Italia che aveva da pochi anni raggiunto l’unità nazionale, ha segnato un capitolo fondamentale nella comprensione dei fenomeni vulcanici e nella prevenzione del rischio associato. Questo evento è particolarmente significativo non solo per la sua potenza, ma anche perché ha generato due eruzioni laterali simultanee su fianchi opposti del vulcano, a Nord e a Sud.
In vulcanologia, eruzioni come questa, che producono fessure eruttive in due punti distinti, vengono definite BILATERALI. L’attività eruttiva e sismica del 1879 segue schemi simili a quelli osservati durante l’Eruzione Perfetta del 2002-2003. In entrambe le ere, le fratture eruttive si trovavano sul fianco Sud-est di Monte Frumento Supino, dove oggi sorge il Cratere Barbagallo, e sul fianco nord, nel cosiddetto rift di Nord-Est.
Nel 1878, come anche nel 2002, si osservò un risveglio dell’Etna attraverso vari fenomeni vulcanici e sismici. In particolare, l’eruzione di fango delle salinelle di Paternò, iniziata nel novembre 1878 e terminata poco prima dell’eruzione, si rivelò un precursore cruciale dell’attività eruttiva. Le salinelle di Paternò sono state oggetto di attenzione da parte dell’INGV, che ha documentato la loro correlazione con eventi vulcanici.
Orazio Silvestri, un noto scienziato dell’epoca, ha redatto report significativi sulle manifestazioni eruttive dell’Etna, dedicando particolare attenzione all’eruzione di fango nelle salinelle, l’unico fenomeno precursore documentato prima dell’eruzione dell’79.
La Grande Eruzione del 1879
L’eruzione vera e propria iniziò il 26 maggio 1879 e si concluse il 7 giugno dello stesso anno. Come descritto nel reportage di Silvestri, le ricadute di cenere vulcanica furono avvertite anche a Reggio Calabria. L’impatto sull’agricoltura fu devastante, specialmente sul versante settentrionale, dove le colate di lava danneggiarono gravemente le coltivazioni nei pressi di Passopisciaro e nella Pianura di Mojo. Le colate di lava si estesero fino a 560 metri dal fiume Alcantara.
L’eruzione dell’Etna del 1879 non è soltanto un evento storico, ma rappresenta anche un importante punto di riferimento per la vulcanologia moderna. Gli studi condotti, a partire dalle intuizioni di Silvestri fino ai monitoraggi dell’INGV, continuano a fornire preziose indicazioni per la previsione di attività vulcanica, sottolineando l’importanza di un approccio scientifico e sistematico nella gestione del rischio vulcanico.